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An si mobilita: no ai costi di ricarica dei telefonini

An si mobilita: no ai costi di ricarica dei telefonini

Parte da Roma una petizione al Parlamento europeo

 

(da il "Secolo d'Italia" del 25 novembre 2006) Tra i 14 e i 29 anni è l’oggetto più desiderato. Ma anche fino a 64 anni pare proprio che non ne possiamo fare a meno. Stiamo parlando dell’oggetto più usato in Italia, ormai diventato una sorta di mania: ovviamente il telefono cellulare. Secondo le ultime stime Eurostat l’Italia è seconda solamente alla Svezia per quantità di “telefonini” ogni 100 abitanti. Ed il Censis ultimamente ha reso noto che il 96% dei giovani, l’80,2% di adulti e il 43,2% di anziani usano il cellulare. Nel 2001 le stime erano molto più basse, il 69,1% di ragazzi, il 32,6% tra i 30 e i 64 anni e appena il 13,8% della terza età, segno che negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio boom della telefonia mobile. Ma quanto costa tutto questo? O meglio, qual è il ricavato tutto italiano che hanno i gestori? Semplice risposta: il costo delle ricariche delle schede prepagate. Un’anomalia del Belpaese, infatti, è che ogni volta che andiamo a ricaricare il cellulare ci vengono chiesti dei soldi aggiuntivi. Una sorta di “gabella” nascosta. E proprio per questo, ieri a Roma, alcuni esponenti di Alleanza nazionale e Azione giovani hanno voluto lanciare una campagna di denuncia e di sensibilizzazione con una petizione al Parlamento europeo, già online sul sito “www.angelilli.it”. Così, con lo slogan “Super costi di ricarica? No, grazie”, parte nelle piazze, nelle scuole e nelle università di Roma una vera e propria mobilitazione contro l’ingiustizia del costo delle ricariche telefoniche, in cui sono anche previste mozioni in Campidoglio e ordini del giorno in tutti i municipi della Capitale. “Il contributo di ricarica, praticato da tutti gli operatori, rappresenta una vera e propria anomalia italiana. Addirittura alcuni gestori di telefonia non lo adottano negli altri mercati. Abbiamo voluto proporre questa nuova petizione al Parlamento europeo dopo il recente parere dell’Antitrust e dell’Autorità per le Comunicazioni per chiedere alle Istituzioni comunitarie di agire in tempo breve ponendo fine a questo sopruso sulle persone più deboli come studenti, disoccupati e pensionati. Il sistema italiano deve essere equiparato a quello europeo”, ha spiegato il capodelegazione di An al Parlamento europeo, Roberta Angelilli, tra gli organizzatori dell’iniziativa a cui era presente anche l’ideatore della prima petizione e del sito www.aboliamoli.eu, Andrea D’Ambra, che ha raccontato l’inizio della sua battaglia contro gli ingiusti costi di ricarica. La denuncia degli esponenti di Alleanza nazionale, tra l’altro, è stata fatta anche a seguito dell’indagine conoscitiva, presentata pochi giorni fa, dell’Antitrust e dell’Autorità per le Comunicazioni che hanno dichiarato di fatto l’irregolarità del prezzo dei costi di ricarica. Tra l’altro questa vicenda è resa ancora più odiosa dal fatto che colpisce soprattutto le fasce sociali a più bassa capacità di spesa come studenti, disoccupati e anziani, che tipicamente sono fruitori di schede ricaricabili e non di contratti. Oltretutto, negli ultimi anni il numero dei tagli di ricarica disponibili per il pubblico è aumentato esponenzialmente, introducendo una sorta di discriminazione tra classi di consumatori. Infatti i tagli di importo ridotto sono quelli su cui grava in misura relativamente maggiore il contributo di ricarica; la struttura del contributo è, infatti, regressiva. Ovvero, si delinea un quadro dove, a parità di profilo tariffario adottato, la clientela “debole” (quantomeno in termini economici) paga prezzi unitari superiori a quelli sopportati dalla clientela economicamente a maggior reddito. Per fare un esempio: nel 2005, nei tagli fino a 50 euro, il costo della ricarica incide dell’11,4%, mentre per quelli oltre i 50 euro il peso del contributo è nettamente più leggero, ovvero del 6,3%. Una vera e propria ingiustizia nei confronti delle fasce sociali più deboli che in tante occasioni hanno infatti cercato di denunciare la vicenda. “Abbiamo proposto questa campagna perché sono state tante le segnalazioni che ci sono venute dai cittadini. Proprio per questo porteremo la petizione in tutte le piazze e faremo presentare un ordine del giorno in tutti i municipi per sensibilizzare anche le Istituzioni locali. Presenteremo inoltre un numero di cellulare unico proponendo di aderire alla campagna proprio tramite un sms”, ha continuato il promotore della campagna a Roma, primo firmatario della petizione e capogruppo di An in IV municipio, Cristiano Bonelli. Insieme ad Alleanza nazionale, anche Azione giovani è in mobilitazione: “Il problema dei costi delle ricariche telefoniche è particolarmente sentito dai giovani e dagli studenti”, spiega il presidente romano di Ag, Federico Iadicicco, che annuncia una settimana di mobilitazione nelle scuole e nelle università. Ma non finisce qui. I consiglieri comunali di An Roma, Luca Malcotti e Federico Guidi, hanno reso noto la presentazione di due mozioni “per il rispetto dei consumatori romani”. “Visto che il Comune volte viene sponsorizzato dai gestori della telefonia mobile, nella prima mozione chiederemo di subordinare gli accordi di sponsorizzazioni o patrocini all’abolizione dei costi di ricarica. Nella seconda chiederemo al Campidoglio, che si fa carico delle contrattazioni con i gestori per gli impianti di antenne e ripetitori, di rilasciare autorizzazioni alle compagnie che decideranno di abolire gli ingiusti costi di ricarica. Speriamo di ricevere l’appoggio trasversale dell’Aula. Il Comune di Roma ha alcune “armi” importanti per la tutela dei consumatori, facendo pressione sui gestori: è ora che agisca”, hanno spiegato i due eletti di An. L’avvocato Antonino Galletti ha, infine, concluso spiegando che “se la Commissione europea non interviene presso le Autorità italiane, ci potrebbe essere la possibilità di organizzare dei ricorsi dei consumatori direttamente ai gestori di telefonia mobile”. Inizia così la battaglia contro gli ingiusti supercosti di ricarica che hanno garantito alle compagnie telefoniche, solo lo scorso anno, dei ricavi netti pari a 950 milioni di euro. Veramente troppo.

 
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