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Non possiamo avere paura di dire che la legge è uguale per tutti

Non possiamo avere paura di dire che la legge è uguale per tutti

La direttiva 38 rappresenta un punto di riferimento per garantire il diritto di circolazione

 

La direttiva 38 rappresenta un valido punto di riferimento per garantire la piena affermazione del diritto di circolazione dei cittadini dell’Unione, per evitare qualsiasi forma di discriminazione, per affermare ed incoraggiare il principio della piena integrazione. E' una direttiva che si preoccupa insomma di tutelare, nel rispetto del principio della reciprocità, sia i diritti di coloro che si stabiliscono in uno Stato membro, sia i diritti dei cittadini dello Stato membro ospitante. Massima tutela quindi per chi lavora, per chi studia, per chi si vuole integrare ma anche severità per chi non rispetta le regole. E su questo punto abbiamo il dovere di fare una riflessione seria in questo Parlamento. Non esistono solo diritti, esistono anche doveri e regole che è obbligatorio rispettare. Non possiamo continuare ad ignorare che esiste una percentuale (sicuramente minoritaria), ma esiste, di persone che si trasferiscono in altri Stati membri e che non hanno alcuna intenzione di segnalare la loro presenza negli stati ospitanti, perché non vogliono farsi riconoscere, perché non hanno nessuna intenzione di rispettare le regole e di lavorare legalmente. Occorre affrontare seriamente il problema di chi si sposta ed entra nel territorio di uno Stato membro, deciso a mettersi ai margini della vita sociale. Gli strumenti sono sicuramente migliorabili ma alcuni sono già a disposizione dei nostri stati. A partire dalla direttiva 38 per la quale bisogna pretendere una piena, tempestiva, rigorosa e concreta applicazione in ogni stato membro. Forse potrebbe essere auspicabile migliorare la direttiva, prescrivendo per il cittadino ospite oltre all'obbligo della dichiarazione di presenza sul territorio dello stato membro ospitante, in termini certi anche agli Stati membri di prescrivere sanzioni per chi non rispetta i termini e le modalità (in Italia per esempio nel decreto attuativo della direttiva sono fissate modalitá e termini, ma non sono previste sanzioni e quindi di fatto la norma é del tutto inefficace). A proposito di bambini rom in Italia ci sono 50mila bambini costretti a chiedere l'elemosina, bambini che non sono vaccinati che non vanno a scuola che vivono in condizioni igienico sanitarie deplorevoli. E tutto questo avviene sotto gli occhi distratti delle istituzioni locali e nazionali: questa è forse integrazione e rispetto dei diritti dell'uomo? Soprattutto bisogna fare in modo di rendere certi i riaccompagnamenti. giustificati da seri e fondati motivi. Chi delinque, chi non rispetta i diritti umani (sfrutta i bambini e le donne), chi rappresenta un pericolo per la sicurezza degli altri cittadini deve poter essere allontanato e riconsegnato alle autorità del Paese d’origine. E regole certe ci devono essere anche per chi non lavora, per chi vive di espedienti e può rappresentare quindi un onere eccessivo per la comunità dello Stato membro ospitante. E non possiamo sollevare le questioni solo quando accadono tragedie, una settimana prima che fosse uccisa la Signora Reggiani una bambina é morta di freddo nella stessa baraccopoli. Non possiamo avere paura di dire che la legge è uguale per tutti.

 
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